Non ho una saggezza
né gesti tramandati
Sangue poco, radici sottili,
magari di gramigna.
La casa no, quattrini neanche.
Ma tanta di quella cosa che non dico per pudore
e che mi fa brillare se ti penso,
quando ti penso,
pensando al tuo mistero
che sta per arrivare.
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17 dicembre 2015
Mistero
20 ottobre 2014
Pietre antartiche
Pietre antartiche
Lì finisce tutto
e non finisce:
Lì comincia tutto:
Lì comincia tutto:
i fiumi si congedano nel gelo,
l'aria si è sposata con la neve
e non ci sono strade né cavalli
e l'unico edificio
venne costruito dalla pietra.
Nessuno abita il castello
né le anime perse
che il freddo e il vento freddo
spaventarono:
Lì è sola la solitudine del mondo,
e per questo la pietra
si fece musica,
elevò le sue altezze slanciate,
si alzò per gridare o cantare,
ma rimase muta.
Solo il vento,
la frusta
del Polo Sud che fischia,
del Polo Sud che fischia,
solo il vuoto bianco
e un suono d'uccello di pioggia
sopra il castello della solitudine
da Las piedras de Chile, Pablo Neruda, 1960; Traduzione di Francesco Beltramini
Per dire, Neruda scriveva cose così. Brava la Medeiros (vedi qui), ma questa l'ho praticamente scelta a caso e tradotta come posso, cioè male.
(A proposito della traduzione: invece che 'solo' negli ultimi versi nella prima versione avevo tradotto 'lastricò' - avevo letto solò invece che sòlo. Non veniva male comunque.... Il vento lastricò il vuoto bianco....)
21 febbraio 2013
Tre poemi falsamente attribuiti a Pablo Neruda
Post tradotto dalla pagina della Fondazione Pablo Neruda.
http://www.fundacionneruda.org/es/pablo-neruda/preguntas-frecuentes/104-tres-poemas-falsamente-atribuidos-a-pablo-neruda-.html
(link consultato il 20/02/2013)
Almeno tre poemi di diversi autori vengono attribuiti, già da alcuni anni, a Pablo Neruda, conquistando una considerevole diffusione in rete.
Uno di questi, "Muore lentamente", è stato utilizzato, intero o riportandolo parzialmente, come saluto per l'anno nuovo e in messaggi di altro tipo, crescendo così in notorietà e giungendo ad essere riportato in diversi articoli sulla carta stampata. Questo poema è della scrittrice brasiliana Martha Medeiros, autrice di diversi libri e cronista del quotidiano Zero hora di Porto Alegre. E' stato pubblicata con il titolo "A morte devagar", su questo giornale nel novembre del 2000.
Un altro di questi poemi è "E' vietato", che apparve la prima volta in Internet il 23 Luglio del 2001 nella pagina deusto.com (tale sito risulta al momento inesistente o intattivo, NDT). Il suo autore, Alfredo Cuervo Barrero ha chiarito che il poema che circola attualmente non è propriamente quello originale, bensì una sua versione menomata. Il testo è iscritto nel registro delle proprietà intellettuali di Vizcaya a suo nome con il numero BI -13- 03. In internet ci sono quasi ventimila attribuzioni di questa poesia a Neruda.
Infine c'è il poema "Non lamentarti mai" (conosciuto in italiano anche come Non incolpare nessuno, in spagnolo viene chiamato Nunca te quejes, NDT). Non sappiamo chi sia il suo autore.
Non sappiamo neanche i motivi per cui si attribuiscono queste poesie a Pablo Neruda. Se si leggono i tre testi è evidente che hanno tutti un tono edificante, prescrittivo, nel quale si avverte una qualche parentela con la letteratura di autoaiuto incongrua con l'epoca di Neruda. Senza sminuire questi poemi, l'opera di Pablo Neruda è molto lontana da questo tipo di poesia nel tono, nel linguaggio e nelle immagini che crea.
Darío Oses
Direttore della Biblioteca della Fundación Pablo Neruda
Ho tradotto e messo in rete questo breve testo per fare chiarezza anche per il pubblico italiano su questo tema. Ho mandato una mail alla Fondazione Pablo Neruda per informarli di questa mia iniziativa e chiedere loro il permesso di riprodurre qui parte del loro sito. Non è mia intenzione violare alcun copyright.
http://www.fundacionneruda.org/es/pablo-neruda/preguntas-frecuentes/104-tres-poemas-falsamente-atribuidos-a-pablo-neruda-.html
(link consultato il 20/02/2013)
Almeno tre poemi di diversi autori vengono attribuiti, già da alcuni anni, a Pablo Neruda, conquistando una considerevole diffusione in rete.
Uno di questi, "Muore lentamente", è stato utilizzato, intero o riportandolo parzialmente, come saluto per l'anno nuovo e in messaggi di altro tipo, crescendo così in notorietà e giungendo ad essere riportato in diversi articoli sulla carta stampata. Questo poema è della scrittrice brasiliana Martha Medeiros, autrice di diversi libri e cronista del quotidiano Zero hora di Porto Alegre. E' stato pubblicata con il titolo "A morte devagar", su questo giornale nel novembre del 2000.
Un altro di questi poemi è "E' vietato", che apparve la prima volta in Internet il 23 Luglio del 2001 nella pagina deusto.com (tale sito risulta al momento inesistente o intattivo, NDT). Il suo autore, Alfredo Cuervo Barrero ha chiarito che il poema che circola attualmente non è propriamente quello originale, bensì una sua versione menomata. Il testo è iscritto nel registro delle proprietà intellettuali di Vizcaya a suo nome con il numero BI -13- 03. In internet ci sono quasi ventimila attribuzioni di questa poesia a Neruda.
Infine c'è il poema "Non lamentarti mai" (conosciuto in italiano anche come Non incolpare nessuno, in spagnolo viene chiamato Nunca te quejes, NDT). Non sappiamo chi sia il suo autore.
Non sappiamo neanche i motivi per cui si attribuiscono queste poesie a Pablo Neruda. Se si leggono i tre testi è evidente che hanno tutti un tono edificante, prescrittivo, nel quale si avverte una qualche parentela con la letteratura di autoaiuto incongrua con l'epoca di Neruda. Senza sminuire questi poemi, l'opera di Pablo Neruda è molto lontana da questo tipo di poesia nel tono, nel linguaggio e nelle immagini che crea.
Darío Oses
Direttore della Biblioteca della Fundación Pablo Neruda
Ho tradotto e messo in rete questo breve testo per fare chiarezza anche per il pubblico italiano su questo tema. Ho mandato una mail alla Fondazione Pablo Neruda per informarli di questa mia iniziativa e chiedere loro il permesso di riprodurre qui parte del loro sito. Non è mia intenzione violare alcun copyright.
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